Intossicazione da alcaloidi: materie prime, micotossine e salute della scrofa

Le materie prime sono necessarie per l’alimentazione delle scrofe, poiché forniscono energia, proteine e nutrienti. Tuttavia, spesso nascondono insidie, quali i fattori anti-nutrizionali. Le micotossine sono alcuni di questi e sono estremamente numerose e pericolose per i riproduttori suini. La salute degli animali è la prima a venire in meno in caso di presenza di tali sostanze nel mangime. I ricercatori francesi dell’Università di Tolosa hanno voluto studiare gli effetti di un’intossicazione acuta da alcaloidi in un allevamento industriale.

Questo studio fa riferimento a un caso di intossicazione acuta in un allevamento a ciclo chiuso di 160 scrofe in cui la presenza di alcaloidi dell’ergot ha condotto a un’alta mortalità e a casi di agalassia. Tali episodi si sono verificati con l’introduzione di una nuova partita di grano nel mangime. L’ergot è un fungo parassita del genere delle Claviceps in grado di infestare molti cereali, prevalentemente l’avena, il grano e l’orzo e di infestare anche i foraggi. Tale infestazione si caratterizza da una massa nera del micelio chiamata sclerozia, che è in grado di produrre delle sostanze velenose per la salute della scrofa, chiamate alcaloidi. A oggi sono stati identificati 50 diversi tipi di alcaloidi i cui principali sono: l’ergometrina, l’ergotamina, l’ergosina, l’ergocristina, l’ergocriptina e l’ergocornina.

I segni clinici prinicipali dell’avvelenamento da ergot nelle scrofe sono: la vasocostrizione, la quale può arrivare a evolvere in gangrena, l’alterazione dell’attività riproduttiva, l’aborto, la disgalassia e la stentata crescita.

I casi di intossicazione acuta sono abbastanza rari, ma la presenza di alcaloidi dell’ergot desta comunque preoccupazioni, poiché spesso questi sono rilevati nei cereali del nord Europa e nel Nord America. In Europa la Commissione europea ha fissato un contenuto massimo di 1.000 mg di sclerozi per kg di mangime contenenti cereali non macinati. In generale ogni paese poi si regola in modo differente. In Canada il livello massimo ammissibile è 4-6 ppm nel mangime per suini. Se ci si riferisce poi al peso vivo degli animali, il limite è pari a 5-10 microgrammi/kg, anche se la Comunità europea suggerisce livelli più bassi, pari a 0,6-1 microgrammo, al fine di evitare il loro effetto vaso-costrittivo e i danni alla salute.

La determinazione della presenza degli alcaloidi nel mangime si può avvalere di numerose tecniche, dalla HPLC alla LC/MS/MS e ai test ELISA. La metodica LC/MS/MS è considerata il gold standard, poiché molto sensibile e in grado di determinare più micotossine contemporaneamente.

Scopo del lavoro di ricercatori francesi dell’Università di Tolosa è stato quello di presentare un caso reale occorso in Francia in un allevamento a ciclo chiuso di 160 scrofe, gestite in 7 bande da 20 scrofe ciascuna ogni 3 settimane. L’alimento veniva prodotto in azienda, a eccezione del mangime sottoscrofa, e richiedeva l’acquisto di materie prime quando quelle prodotte dai terreni aziendali risultavano terminate. La somministrazione del mangime avveniva manualmente e nelle sale parto erano presenti abbeveratoi individuali. Le scrofe entravano in sala parto una settimana prima del parto previsto (il giovedì) e ricevevano una dieta da gestazione sino alla domenica e dal lunedì successivo una dieta da lattazione. L’acqua proveniva da un pozzo artesiano, ma veniva clorinata ed era analizzata regolarmente. I nati in media si attestavano a 10,5 e la mortalità pre-svezzamento era del 17,3%.

Durante l’episodio di ergotismo la mortalità dei suinetti nelle prime 24-48 ore dalla nascita era superiore alla media storica e ciò si associava a una perdita dell’appetito nella scrofa. I riproduttori si dimostravano altresì prostrati e con sintomi riferibili a disgalassia.

A seguito di tale situazione l’allevatore aveva interpellato l’Università per effettuare una diagnosi.

L’esame dell’allevamento ha confermato un elevato tasso di scrofe con problemi di salute (perdita dei suinetti e disgalassia). La necroscopia ha mostrato come i suinetti avessero sia lo stomaco che l’intestino privo di contenuto, il che testimonia la sindrome della disgalassia nei soggetti in riproduzione.

A seguito dell’invio a un laboratorio specializzato di campioni di mangime e di grano a seguito del sospetto di micotossicosi, l’analisi con la metodica LC/MS/MS ha rivelato una quantità di ergot in tutti i campioni che si attestava tra i 3,49 mg/kg sino ai 8,06 mg/kg nei mangimi per scrofe in lattazione. La quantità di sclerozii per kg di grano era pari a 10,146 mg/kg.

Una volta rimosso il mangime contaminato la situazione è ritornata nella normalità in un tempo pari a tre settimane.

Porcine Health Management, 2019; vol. 5: p. 24.