Clostridium novyi e morte improvvisa: una particolare clostridiosi nella scrofa

Il Clostridium novyi è stato isolato per la prima volta nel 1894 nelle cavie. Tale batterio è ampiamente distribuito nel suolo, nelle acque e nei sedimenti marini e colpisce sia l’uomo che gli animali con una diffusione che è globale.

Il Clostridium novyi è un batterio Gram positivo, non capsulato, mobile, anaerobio obbligato e in grado di produrre endospore resistenti in ambienti sfavorevoli. Esso produce diverse tipologie di tossine pericolose per la salute degli animali e che sono anche utili per la sua classificazione. Esistono quattro tipi di tale batterio definite A, B, C, D. Il Clostridium novyi di tipo B produce le tossine alfa, beta e zeta, mentre il tipo C produce la gamma tossina. Il Clostridium novyi di tipo D è considerato una specie differente definita Clostridium haemolyticum, perché non produce alfa tossine e perché la tipologia di malattia è differente da quella determinata dalle tipologie A e B. Il Clostridium haemolyticum produce le tossine del tipo beta, eta e theta. Il Clostridium novyi è frequentemente coinvolto nella gangrena gassosa nell’uomo e negli animali, mentre il tipo B è l’agente eziologico della epatite necrotica (black disease) che si osserva di solito nelle pecore, nei bovini e nei suini. Non è noto se il Clostridium novyi di tipo C sia in grado di produrre malattia e di solito non è patogenico per gli animali di laboratorio. Il tipo D è invece responsabile per la perdita di sangue nelle urine nei vitelli, mentre le tipologie A e B (che producono l’alfa tossina) sono responsabili della morte improvvisa nei suini e determinano nelle carcasse grandi distensioni e infiltrazioni gassose nel fegato, creando bolle di gas che lo rendono simile a una spugna.

Spesso è difficile individuare l’agente eziologico di una malattia e le tecniche molecolari ci aiutano in tale compito. Le nuove tecniche di sequenziamento del DNA sono utilizzate come strumento rapido per sequenziare tutto il genoma negli isolati clinici. Inoltre, tale tecnica si è dimostrata utile per comprendere l’evoluzione batterica, la presenza di nuove infezioni, la tossicità dei ceppi e la resistenza agli antibiotici di numerosi ceppi batterici.

Uno studio realizzato dall’Università coreana di Jeonbuk mostra il primo isolamento al mondo in scrofe di tale batterio in un caso di morte improvvisa nel quale il batterio è stato sottoposto a sequenziamento totale di tutto il genoma.

Nello studio il batterio è stato identificato e sequenziato. Il batterio proveniva dal fegato di una scrofa morta improvvisamente, i cui campioni epatici sono stati prelevati e consegnati al laboratorio che ha eseguito le analisi all’interno dell’intervallo temporale di 11 ore dalla morte. Ciò è estremamente importante, poiché più il tempo di campionamento supera le 11 ore, maggiore sarà la crescita di batteri di altra natura e le contaminazioni saranno in grado di prevenire un isolamento efficace.

I tessuti del fegato hanno mostrato necrosi coagulative in tutto l’organo con cavità sferiche multifocali. Sebbene il meccanismo d’azione sia ancora oggetto di studio, dopo che le endospore vengono ingerite esse sono assorbite dall’intestino e arrivano al fegato attraverso la vena porta. In seguito le endospore sono diffuse in tutto l’organo. La principale proteina patogenica è l’alfa tossina che viene rilasciata dalla forma vegetativa del C. novyi ed è in grado di distruggere le cellule infettate e in tal modo causare il danno al tessuto, che porta alla degenerazione e alla morte in caso si tratti di un organo con funzione vitale.

Sono stati anche identificati batteri Gram positivi a forma di bastoncino all’interno dei tessuti epatici.

Tale studio conferma l’isolamento del batterio dal fegato della scrofa deceduta e anche l’identificazione come Clostridium novyi di tipo B tramite la tecnica della PCR. Inoltre, il lavoro coreano ha dimostrato come il batterio possiede i geni per la tossicità cellulare. Infine, sono stati identificati differenti geni in grado di determinare la produzione di alfa tossina.

Veterinary Research, 2020; vol. 16: p. 127.