Nuove tendenze nella gestione della transizione

Ric Grummer della University of Wisconsin-Madison segnala che nel corso degli ultimi due anni il tema della transizione ha riguardato le seguenti aree di ricerca:

- fattori che condizionano il sistema immunitario e inducono stress ossidativo;

- relazioni tra ambiente, comportamento e benessere;

- effetti dell’ipocalcemia subclinica sulla produzione e dei supplementi a base di calcio sulla calcemia;

- effetti dell’alimentazione sull’espressione dei geni in vari tessuti;

- vantaggi del raffrescamento dell’ambiente delle bovine in asciutta;

- conseguenze della riduzione del periodo di asciutta;

- effetti dell’aumento dei corpi chetonici sulla produzione;

- monitoraggio elettronico (ad esempio dell’attività di ruminazione) per la previsione dello stato sanitario e del benessere.

Numerosi studi indicano che in presenza di unifeed non è necessario eseguire uno “steaming up”, ovvero aumentare la quantità di concentrati nelle due o tre settimane che precedono il parto. In realtà l’allevatore dovrebbe invece fornire una razione dotata di una densità energetica costante lungo tutto il periodo di asciutta.

Una “razione a energia controllata” è quella che assunta a volontà soddisfa, ma non supera, il fabbisogno energetico della bovina. Si tratta di razioni con elevato contenuto di fibra e moderata presenza di carboidrati non strutturali, grazie alla notevole presenza di foraggi di modesta qualità, ad esempio paglia.

La maggior parte degli studi sperimentali ha posto a confronto razioni di questo tipo con altre che fornivano da 40% a 50% di energia in più rispetto al fabbisogno. Ciò riflette un’abitudine diffusa in passato, ovvero razioni troppo energetiche a causa di foraggi di qualità eccessivamente buona.

In teoria si tratta di una situazione simile a quella di uomini affetti da diabete di tipo 2, che presentano una resistenza all’insulina. Poiché l’insulina sopprime la mobilizzazione dei grassi, una bovina più insulino-resistente avrà una maggiore mobilizzazione dei lipidi, diventando più suscettibile di lipidosi epatica, chetosi e altre patologie.

Un vantaggio delle razioni a energia controllata consiste nella minore incidenza di dislocazioni abomasali e nel complesso in un migliore profilo metabolico.

Ciò che Grummer considera controverso di queste razioni è la risposta produttiva. Infatti, in alcune delle prove si è rilevata una minore risposta produttiva, anche se questo non è un dato costante. Ben più costante si è rivelata invece la riduzione della percentuale di grasso del latte e la produzione di latte corretto per l’energia. Questi ultimi due aspetti hanno comunque una spiegazione logica, perché se la bovina dopo il parto mobilizza una quantità inferiore di grasso, ci saranno meno NEFA (acidi grassi non esterificati) a disposizione per la mammella quali precursori del grasso del latte.

L’Autore consiglia di formulare razioni leggermente al disopra del fabbisogno energetico, tra 1,43 e 1,47 Mcal/kg di sostanza secca. Inoltre, è meglio evitare di somministrare più di 25-30% di paglia. L’adozione di una razione a energia controllata non esclude l’impiego di una razione di transizione, non tanto in vista dell’aggiunta di energia, ma piuttosto di epatoprotettori (colina), lieviti, sali anionici, ecc.

È sorprendente rilevare come esista una bibliografia assai limitata riguardante i livelli ottimali di amido e di fibra nelle prime tre settimane di lattazione. Infatti, la maggior parte delle ricerche sull’inizio della lattazione partono oltre la terza settimana. Ne consegue che su questo tema vi sono poche risposte alle molte domande:

• Subito dopo il parto si dovrebbe somministrare paglia o altro foraggio di scarsa qualità?

• Ciò aiuta la bovina ad abituarsi a una razione più ricca di amido e può ridurre l’incidenza di dislocazioni?

• Ciò promuove un maggiore livello di ingestione?

• Oppure le vacche fresche possono essere alimentate con la stessa razione delle alte produttrici?

Sotto il profilo gestionale la domanda sintetica è la seguente: c’è bisogno di somministrare una razione apposita per il gruppo delle fresche nelle prime settimane di lattazione?

Secondo la teoria dell’ossidazione epatica di Mike Allen (Allen et al., 2009), se dopo il parto si somministra una quantità eccessiva di carboidrati fermentescibili (amido), si ottiene una depressione dell’ingestione. Infatti, se la quantità di propionato prodotto nel rumine e inviata al fegato è eccessiva, i prodotti finali della sua ossidazione segnalano all’encefalo di diminuire l’ingestione di alimento.

Nel corso di una prova condotta da Albornoz e Allen (2016), il pastone di mais determinò un calo di ingestione rispetto alla farina di mais (dotata di un’inferiore fermentescibilità dell’amido) e l’effetto era molto più evidente quando la razione conteneva 28% di amido rispetto a un’altra razione in cui l’amido era soltanto 22%.

Ulteriori ricerche sono necessarie per individuare il livello ottimale di amido all’inizio della lattazione; tuttavia, secondo Grummer razioni con 25% o 26% di amido sulla sostanza secca non dovrebbero generare alcun problema.

Grummer R.R., “New trends in transition cow management: separating facts from fiction”. Atti della High Plains Dairy Conference 2018.