I fabbisogni nutritivi per la fertilità maschile e femminile

L’alimentazione ha riflessi su molteplici aspetti: fertilità, produzione di latte, immunità, produzione di lana, adattamento ai diversi stress ambientali.

Prove sperimentali dimostrano che manze ben alimentate iniziano il ciclo estrale prima di quelle sottoalimentate. Le differenze tra i due gruppi possono essere così riassunte: 128 giorni per la razza Holstein, 65 giorni per la Jersey e 100 giorni per la Ayrshire.

Altre prove hanno dimostrato che il livello nutritivo condiziona il raggiungimento della maturità sessuale delle femmine; infatti un gruppo di manze fu alimentato con una dieta insufficiente e raggiunse la pubertà a 710,7 giorni di vita, mentre il gruppo alimentato con un corretto rapporto tra energia e proteine arrivò alla pubertà a 440,1 giorni.

Anche l’apporto di sali minerali riveste importanza; ad esempio, la carenza di fosforo determina un ritardo nella comparsa dell’estro, a causa della ridotta secrezione di estrogeni.

Nella maggior parte di queste prove sperimentali sono state impiegate coppie di gemelli identici, in modo che le differenze degli aspetti riproduttivi fossero riconducibili unicamente a fattori di natura alimentare.

Aspetto troppo spesso trascurato, la fertilità dei maschi riproduttori riveste un’importanza strategica soprattutto a livello di gregge, in quanto negli allevamenti di pecore e capre si sfrutta in prevalenza la monta naturale.

Un piano di alimentazione insufficiente tende a sopprimere la produzione di gonadotropine da parte dell’ipofisi e quindi anche quella degli ormoni secondari; ne deriva un insufficiente sviluppo di prostata e vescichette seminali, con conseguente scadente qualità del seme in termini di volume e concentrazione di spermatozoi.

Se il maschio è sottoalimentato, le dimensioni dei testicoli risultano ridotte; in uno studio eseguito su tori, il 25% di aumento delle dimensioni dei testicoli era associato all’81% di aumento di efficienza della spermatogenesi.

La carenza di vitamina A determina un abbassamento della concentrazione di spermatozoi e provoca un ritardo nell’insorgenza della maturità sessuale.

D’altra parte, una carenza di vitamina E fa aumentare il numero di monte necessarie per ottenere una gravidanza, a causa della cattiva qualità del seme (ridotta spermatogenesi). Gran parte di questi problemi può essere evitata somministrando 4.000 UI di vitamina E/capo/giorno.

La carenza di selenio influisce negativamente su morfologia e motilità degli spermatozoi e può essere collegata a fenomeni di ipofertilità in molti animali domestici.

La membrana degli spermatozoi subisce l’attacco di specie dell’ossigeno reattivo (ROS), che ne diminuiscono vitalità e fertilità. Il selenio fa aumentare la produzione di glutatione perossidasi, enzima che diminuisce i ROS.

La presenza di un livello di zinco in accordo con i fabbisogni consente una più ampia produzione di sperma, poiché questo elemento entra nel metabolismo degli acidi nucleici e delle proteine per la produzione degli ormoni sessuali, testosterone e GnRH compresi.

Il fabbisogno di zinco per la spermatogenesi è maggiore rispetto a quello per l’accrescimento corporeo, pertanto una sua carenza può alterare quella funzione. La carenza di zinco può anche determinare un aumento delle specie dell’ossigeno reattivo, le quali influiscono negativamente sulla vitalità degli spermatozoi.

Salah Hamed Esmail. Ruminants: different targets, different needs. Dairy Global, April 5, 2018.